nel perseguire fin dai primi anni Settanta una personalissima linea di ricerca che lo ha collocato tra gli autori più significativi e toccanti della generazione del dopoguerra: Gianni Amelio. Sensibile alle contraddizioni e alle trasformazioni laceranti della società italiana –registrate in presa diretta sulla propria pelle di "ragazzo" del Sud in cerca di riscatto culturale –Amelio ha saputo affrontare con uno stile sempre elevato, erede dei grandi maestri del cinema italiano ma anche dei “sogni” di Hollywood, i nodi più scomodi e irrisolti della vita del Paese riflessi nelle vicende e le coscienze dei singoli, dal terrorismo (Colpire al cuore, 1982) all’emigrazione interna ed esterna (Lamerica, 1994; Così ridevano, 1998); dai “misteri” e i drammi giudiziari dell'era fascista (I ragazzi di via Panisperna, 1988; Porte aperte, 1990) al disagio dell'adolescenza e al mai risolto rapporto padri-figli (La fine del gioco, 1970; Il piccolo Archimede, 1979; I velieri, 1983; Il ladro di bambini, 1992; Le chiavi di casa, 2004); fino alle ricadute devastanti della globalizzazione (La stella che non c'è, 2006). Attualmente il regista calabrese sta completando in Algeria la lavorazione di un altro, impegnativo confronto con testi letterari: Il primo uomo, romanzo autobiografico e incompiuto di Albert Camus.