Christopher Franklin - direttore
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Piero Monti - maestro del coro
Daniela Zerbinati - soprano
Gian Luca Paolini - tenore
Ionut Pascu - baritono
Coro di voci bianche della Scuola di Musica di Fiesole
Joan Yakkey - direttore
Poche composizioni del Novecento hanno goduto di una popolarità paragonabile a quella dei Carmina Burana che, composti nel 1936 e rappresentati l’anno successivo alla Staatsoper di Francoforte, parvero rispondere in pieno all’esigenza che la civiltà musicale tedesca aveva riconosciuta come propria, constatato l’esaurimento della tradizione postwagneriana di Strauss e dei suoi epigoni: di
tentare, cioè, un rinnovamento anche di tecniche e linguaggi, entro una cornice ideologica compatibile con gli orientamenti del regime nazista.
Un rinnovamento che rinunciando a uno sterile proseguimento dell’esperienza cromatica del tardo romanticismo e fermo restando il rifiuto della scelta atonale dei viennesi, non poteva che proporsi in termini allora identificabili in qualche
modo come neoclassici, e che viceversa oggi paiono configurarsi come qualcosa di simile a certo Novecento italiano: ossia un tentativo di svicolare di fronte ai sentieri piuttosto disagevoli proposti dall’evoluzione del linguaggio sulle basi di
tutta la civiltà sonatistica fra Sette e Ottocento (sempre presente anche in musicisti diversissimi fra loro come uno Schönberg e un Hindemith), per andar a ripescare la suggestione di ritmi e forme melodiche arcaicizzanti, con riferimenti cronologici più o meno precisi, fondendoli in un contesto di moderata modernità.
La scelta arcaicizzante trovava del resto una giustificazione ovvia nelle caratteristiche
del testo: tratto, com’è noto, dal celebre manoscritto duecentesco scoperto nell’abbazia di Benediktbeuren in Baviera, e pubblicato nel 1847. Circa trecento componimenti poetici, in latino medioevale per lo più, e in pochi casi in tedesco
antico o in provenzale, talora addirittura misti dell’una o dell’altra di queste lingue,
che costituiscono il più ricco ed importante corpus della poesia goliardica del XII e XIII secolo. Orff ne scelse una ventina, organizzandoli in una cantata scenica divisa in tre parti, cui diede lo stesso titolo con cui è nota l’intera raccolta, Carmina
Burana appunto, specificando subito dopo Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis.
L’introduzione, che reca il titolo “Fortuna imperatrix mundi”, consta di due brani
corali, il primo dei quali, “O Fortuna”, tornerà poi a concludere la cantata. Segue la prima parte, suddivisa in due sezioni, “Primo vere” e “Uf dem Anger” (“In primavera” e “Sul prato”): sette canzoni più due brani strumentali, su testi ispirati
al risveglio della natura, alla vita all’aria aperta. La seconda parte, “In taberna”, costituisce, assieme all’introduzione, il momento più felice dei Carmina Burana; dal canto scattante del baritono su “Estuans interius” (i versi sono dell’ignoto Archipoeta) ai quadri grotteschi di “Olim lacus colueram”, lamento del cigno arrostito allo spiedo, che obbliga il tenore ad arduo sforzo vocale, e di “Ego sum abbas”, una melopea da ubriaconi, volutamente rozza, di nuovo affidata al baritono, fino al grande inno corale in due parti “In taberna quando sumus”: il quadro storico si fa qui vivido, tratteggiato con assoluta sicurezza nello sbalzo dei
ritmi, nello sfruttamento oculatissimo dei versi latini, toccando momenti di rara suggestività. Con la terza parte, “Cour d’amours” e “Blanziflor et Helena”, la scrittura musicale sembra farsi più manierata, lasciando ampio spazio alla piacevolezza
delle linee melodiche. Qui si affaccia abbastanza spesso, accanto a qualche eco stravinskiana, certo atteggiamento italianizzante, che rimanda appunto alle correnti novecentiste; con quanto esse potevano raccogliere dell’eredità secentesca e non senza qualche scambio con il patrimonio melodico dell’opera.
Ciò non elimina, anche qui, la presenza di un ordito ritmico di piena evidenza, di un’orchestrazione scintillante e di grande interesse. Dalla sensualità libera e gioiosa di queste poesie d’amore si è bruscamente ricondotti alla coscienza fatalistica della provvisorietà di tutte le cose con la ripresa dell’invocazione alla Fortuna, alla volubile ruota del Destino.
| date in calendario | Biglietti | |
|---|---|---|
| mercoledi 16 luglio 2008 orario 21:15 | Carmina Burana | |
| giovedi 17 luglio 2008 orario 21:15 | Carmina Burana |